QUANDO I LAVORATORI SI RIPRENDONO LA FABBRICA

“ Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta”

Queste sono le parole di un uomo che nella sua vita ha contribuito alla creazione del Sud Africa moderno,ha dato l’ impulso a importanti riforme sul lavoro, la previdenza sociale e il sistema penale. Un uomo che ha saputo non solo favorire il potenziamento tecnologico, ma con la sua caparbietà e determinazione salvò l’ Inghilterra e l’ Europa da Hitler in una situazione disperata.

Winston Churchill riuscì a compiere un vero miracolo e ad avere consenso dal popolo inglese motivandolo alla lotta, al sacrificio e ala coesione. Non cedette alla desolazione e alla sconfitta grazie all’ amore per la propria Terra, andando contro la decisione del governo di “intavolare una pace “ con Hitler, che avrebbe significato gettarsi nelle mani dell’ orco segnando così per sempre il futuro e la storia delle prossime generazioni.

Immaginiamoci uno scenario, quello italiano degli ultimi anni, in cui il popolo dei lavoratori e delle imprese è in totale crisi economica e sociale. Costretto ogni giorno a salvaguardare la propria incolumità e quella della propria famiglia.

Senza nessun supporto economico ne burocratico, sotto i voleri di un regime autoritario rappresentato da leggi e regole rigide, drastiche. Dove il 70% del fatturato prodotto va ad ingrassare una vacca sola, e dove l’ unica soluzione sembra quella di stringere i denti, di assecondare, di limitare i danni nella funebre attesa che qualcosa cambi.

E la situazione continua a cambiare, a peggiorare!

Pensiamo a come possa cambiare la vita se di punto in bianco la tua azienda chiude, viene trasferita all’ estero o va in bancarotta e tu rimani a casa! Inizialmente ci si può arrangiare togliendo le spese “superflue” per dare priorità alla famiglia, al sostentamento. Ma quando inizia a mancare anche le risorse primarie subentrano paura, confusione e disperazione. E quando il problema è più grande di te a tal punto da non vedere futuro, è la non possibilità di uscita che uccide il potenziale rendendo i deboli isolati e schiavi, privandoli delle risorse vitali, della creatività, del coraggio e della fiducia in se stessi.

E’ un bombardamento continuo, migliaia di persone e famiglie decimate, molti costretti a fuggire all’ estero altri costretti a togliersi la vita per la disperazione. A migliaia sono giorno dopo giorno sempre più poveri e sfiduciati, mentre il nemico, il Dittatore, questa volta è invisibile, intoccabile, non ha volti ne indirizzi, ma è fatto di enti, provvedimenti, emendamenti, leggi, multe, cartelle esattoriali e controlli a tappeto col fine di togliere fino all’ ultima briciola.

Un Autorità imposta che non si può attaccare, ma dalla quale ci si deve solamente difendere e trovare vie di fuga … Tenere botta!!!

Non è forse uno scenario bellico, la guerra del Gigante Golia, lo Stato, contro il piccolo e inerme Davide, le imprese e le persone che le costuituiscono?

Cosa è il successo? Si ha solo quando si vince, o si ha anche quando non si esce sconfitti, non si perde?

Quando si è veramente falliti? Quando si perde? Quando ci si ritira? Quando ci si rimette in corsa dopo esser caduti? E in quel preciso istante, siamo falliti o siamo semplicemente ancora la a produrre successo?

E ancora, è possibile reagire con la paura? O forse solo col coraggio di continuare si trovano le soluzioni? E’ più semplice rialzarsi se si teme di farlo? Oppure si reagisce se si decide di non rimanere seduti finché non si trova un appiglio per risalire?

E’ quel “CORAGGIO DI ANDARE AVANTI” che ha fatto, farà e continua tutt’ oggi a fare la differenza, la Storia.

Conoscere le storie di coloro che hanno adottato questa forma mentis sono la ricchezza pratica che nessun regime potrà mai toglierci.

Le soluzioni, gli appigli e la speranza si materializzano solo quando si sceglie di coglierli perciò alla fine di questo articolo racconteremo di due realtà italiane modelli di cooperazioni tra uomini e donne che hanno saputo sostenere e supportare se stessi contribuendo a realizzare imprese degne di nota.

Loro riflettono come, sostenendo i VALORI, si può cogliere il successo personale e collettivo: non esiste utopia se c’è immaginazione; non esiste disperazione se c’ è determinazione; non esiste sconfitta se c’è coesione .

Ma allora è possibile ritrovare questo modo di “ pensare alla grande” ? ASSOLUTAMENTE SI!!!

In Italia, negli ultimi anni, c’è un’economia civile che non ti aspetti. Fatta di persone, i lavoratori, che per non perdere l’occupazione, fonte di sostentamento familiare e realizzazione individuale, arrivano a scommettere patrimonio economico e futuro per riprendersi la fabbrica che aveva chiuso.

Uomini e donne che di fronte alla chiusura o alla delocalizzazione imminente della loro azienda, hanno scelto di investire la propria indennità di mobilità e il Tfr o anche parte del patrimonio personale, in un capitale sociale comune, per rilevare e recuperare l’impresa.

Si tratta, insomma, di esperienze coraggiose, in cui i lavoratori si appropriano dello spazio della decisione e costruiscono in maniera partecipata il terreno per un nuovo modello di produzione, fondato sull’autonomia, sulla cooperazione e sulla fiducia.

Centinaia di Fabbriche un tempo “di un padrone”, gestite da manager professionisti, finite in disgrazia a causa della crisi, che oggi hanno attraversato il muro dell’utopia e continuano tuttavia a produrre.

A possederle, decidendone strategie e destino, è oggi solo chi ci lavora, perlopiù operaie e operai, che si sono uniti in cooperativa con un unico comune obiettivo: rimanere sul mercato e mantenere o accrescere i livelli occupazionali. Se le sono ricomprate e molte di queste imprese hanno preso così il nome di Workers Buyout che tradotto significa “ acquisizione di lavoratori “ .

Le problematiche erano sempre le stesse: posti di lavoro che saltano, debiti, tribunali, avvocati e tutta una serie di figure professionali che ruotano intorno a un’azienda in fallimento. Da una parte la proprietà, dall’altra il tribunale e in mezzo i lavoratori che, con la propria dedizione ed esperienza sono diventati protagonisti della rinascita del proprio posto di lavoro. Fabbriche salvate dal fallimento attraverso scelte collettive e condivise dove la professionalità, l’esperienza e la tenacia dei lavoratori stessi è diventata la forza motrice dell’impresa risorta.

Le ragioni personali prima e di gruppo poi che hanno indotto a  “pensare in grande” sono state figlie di una forte crisi economico-finanziaria che ha spinto queste persone a reagire.

L’ obiettivo era tutelare a livello sociale i bisogni di base garantendo il lavoro. Puntare a realizzare un modello di società etica volta al benessere e alla crescita individuale e collettiva a livello economico e umano. Riparare i danni del “ regime” capitalistico investendo in risorse capaci di generare un reale impatto sociale.

Gli studiosi le chiamano fabbriche recuperate, e occupano direttamente circa 8mila lavoratori, più altri 15mila grazie all’indotto, per un fatturato complessivo superiore a 200 milioni di euro l’anno.

Quindi ecco a voi due storie di imprese dove non cè solo passione, valori e visione, ma persone che hanno saputo far seguire a un affermazione un azione, operai che si sono dovuti organizzare, imparare a sedere a tavoli importanti, impegnarsi a rispettarsi, firmare contratti e assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Persone coerenti, coraggiose e fedeli alla missione, che non solo ci hanno messo la faccia e la firma da un notaio, ma anche la risorsa più preziosa che avevano, il tempo. Operai a stipendio ieri, soci-lavoratori oggi.

Possono apparire imprese semplici forse alla lettura, ma immaginate di possedere una super villa: c’è chi fa le pulizie, il cuoco, il giardinieri e l’ autista. Ora pensate ad avere la stessa villa ma di essere proprietario in egual modo con tutti. Ognuno continua a fare ciò per cui si è professionalizzato, ma per ottenere la buona condotta della casa occorrono regole precise, occorre mettere nero su bianco.

Non c’ è copione magico dietro queste storie, non c’è teoria etica ne moralismo spicciolo, piuttosto ci sono maniche rigirate più e più volte, sforzi e concretezza che meritano un grande elogio non per le cose dette, ma per le cose fatte e portate a termine.

Le cose possono migliorare se prevale il “NOI” ma non a parole.

Alcuni riferimenti Italiani che IN-SEGNANO come FARE

ITALCABLES : la fabbrica di Caivano (NA) è ripartita nel 2015, aggiungendo le lettere “WBO”, Come Workers Buyout, in testa alla propria insegna, mutando la forma giuridica dell’azienda, un tempo di proprietà di una compagnia portoghese, in società cooperativa.

Al comando, infatti, si sono insediati i 51 soci (45 operai e 6 funzionari) dei 67 dipendenti iniziali. Dopo aver difeso e presidiato per 24 mesi, giorno e notte, lo stabilimento e i macchinari, hanno raccolto 1 milione e 275mila euro necessari a convincere del loro progetto il curatore fallimentare.

Così lFine moa fabbrica, che nel 2013 fatturava 50 milioni di euro realizzando cavi d’acciaio per infrastrutture, con una produzione tutt’altro che fuori mercato e una lista di ordini ancora da evadere, è stata restituita a un territorio già particolarmente povero di lavoro.

Nel secondo anno di attività la WBO Italcables ha registrato un bilancio in attivo di quasi 300mila euro e a novembre 2018 i lavoratori – con l’aiuto dei soci finanziatori – hanno acquistato lo stabilimento.

Un passo fondamentale per ridurre le incertezze sul futuro e i costi di affitto.

L’attività della fabbrica è in crescita costante e graduale, ci ricorda Matteo Potenzieri, presidente della cooperativa. Si consolida la presenza sul mercato americano, e si sono sviluppate nuove commesse in quello francese, per la prima volta, allargando in generale l’impegno in Europa. Nonostante il 2019 sia stato di sofferenza per il settore dell’acciaio, grazie a un 2017 e 2018 positivi la fabbrica continua ad operare, a svilupparsi misuratamente e a garantire un futuro alle coraggiose famiglie che la gestiscono proprietarie ormai anche delle mura!

CARTIERA PIRINOLI: fondata a Roccavione in provincia di Cuneo nel 1872, rappresenta ad oggi uno dei workers buyout più grossi in Italia . Dopo essere stata in Italia, pioniera nell’ utilizzo di nuovi macchinari per carta e aver superato i bombardamenti della Seconda Guerra mondiale, la Pirinoli è rimasta solida per quasi 130 anni collocandosi tra le prime dieci cartiere di Europa.

Dal 2000 al 2012 la crisi fa capitolare l’ azienda che, non riuscendo a far fronte ai pagamenti, ha dovuto dichiarare fallimento, licenziando i 154 lavoratori. «Le linee sono state bloccate e siamo finiti a casa», raccontano gli operai.

Questi però non si sono dati per vinti! Dopo un anno passato ad attendere invano la conclusione delle trattative con una nuova cordata di imprenditori, i lavoratori hanno deciso di reagire e di intraprendere la strada della cooperazione, completamente diversa dai modelli capitalistici, rilevando l’ex azienda fallita e investendo l’indennità di mobilità per rilanciarne la produzione.

Non solo sono riusciti a salvare la loro fabbrica, ma l’hanno resa un modello di economia circolare e il 6 dicembre del 2019 sono stati proclamati Ambientalisti dell’anno, ricevendo a Casale Monferrato il premio Luisa Minazzi, istituito da Legambiente e dalla rivista La Nuova Ecologia.

«Abbiamo sperimentato che la solidarietà in cooperativa non è una parola vuota, ma esiste concretamente» afferma Ferdinando Tavella, socio lavoratore e vicepresidente della nuova fabbrica della cartiera.

L’azienda oggi produce 90mila tonnellate l’anno di cartoncino per imballaggi con carta riciclata, in arrivo dalla raccolta differenziata di tutta Europa, e dal 2016 è certificata FSC (la certificazione di Gestione forestale) lavorando carta generata da un impiego responsabile delle foreste.

«Il primo agosto 2015 – spiega Tavella – è ripartita l’attività con circa 70 soci lavoratori, contro i 152 dipendenti di quando si fermò l’impresa nel 2012. C’è stato un periodo in cui, come era naturale che fosse, si andava avanti a singhiozzo, perché abbiamo dovuto riconquistare le quote di mercato.

Ma dall’8 novembre del 2015 non ci siamo più fermati!

Nel 2018 abbiamo chiuso con circa 37 milioni di euro di fatturato, e un utile che io sinceramente non ho mai visto in circa 19 anni di lavoro in questa impresa»Ma non è tutto. Perché l’impresa nel frattempo ha saputo crescere. E oggi conta 89 lavoratori di cui 76 soci, tornati in possesso dei quasi 140mila metri quadri di terreni e fabbricati dello stabilimento.

Ed è anche più sostenibile: a dicembre 2018 Cartiera Pirinoli ha speso ben 7milioni di euro in una nuova centrale di cogenerazione grazie alla quale gode di un risparmio energetico annuo di circa 1 milione di euro, vende l’energia in eccesso ed ha così maturato circa 7mila certificati bianchi l’anno pari a 2,8 milioni».

Dalla redazione di un business plan al successo duraturo: «Ne abbiamo parlato con gli altri lavoratori e abbiamo deciso di associarci in cooperativa e ripartire insieme». Tutti soci in egual modo. «Pronti a riprendere in mano il nostro destino».

Esempi di come occuparsi responsabilmente del proprio futuro, salvaguardando la propria personale situazione, non attraverso un sistema capitalistico di vita mea mors tua, bensì attraverso un economia civile dove l’ unione, l’ assunzione delle responsabilità, la cooperazione e la visione comune sono alimentate dal coraggio, la realizzazione e dalla crescita sociale ed economica di ogni singolo individuo.

Un’ impresa è come il corpo umano, ogni singolo organo ha una sua funzione nella quale deve operare al meglio e per cui va supportato e rispettato. Ma solo il perfetto funzionamento di tutte le parti crea le condizioni per raggiungere quell’ equilibrio necessario per realizzare cose importanti ed avere successo.

Sostenere e supportare se stessi e il proprio mondo è il carburante che oggi permette a questi nuovi eroi d’ Italia di surfare l’ onda del capitalismo e dell’ arricchimento di pochi a scapito di molti, dando vita a nuovi modelli sociali in cui la forza di tanti favorisce la crescita di tutti garantendo la salvaguardia dei Valori umani e delle risorse disponibili.

“E’ il coraggio di continuare che conta”

Coraggio viene da Cor – ago “Corri con la tua forza” e per farlo occorre saper sostenere i propri Valori!

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