La storia vera di Carlos Slim Helù

La storia vera di Carlos Slim Helù

Oggi possiamo dire che la maggior parte dei riferimenti che abbiamo dicono che  non è facile fare impresa e che non è semplicemente il capitale economico iniziale ad essere il deterrente per avere successo.

A causa dell’instabilità e dalla velocità del mercato e nel nostro caso in Italia, anche da un regime fiscale che sicuramente non avvantaggia gli imprenditori,  i soldi non bastano a garantire il successo di una persona o di un azienda.

Costruire una realtà di successo diventa invece praticamente impossibile quando si parte a fare impresa, senza un soldo, figlio di un libanese,  sbarcato in Messico da un nave di immigranti.

Avevo 25 anni quando lessi la sua storia, rimasi affascinata dalla sua visione d’impresa e dalla mentalità che ha avuto quest’uomo per realizzarla.

Da quel giorno ( sono passati 15 anni)  Carlos Slim rimane uno dei più grossi strateghi che ho mai osservato.

La leggenda dice che a 12 anni  quello che diventerà uno degli uomini più ricchi del mondo, pensava già a fare affari, iniziò a vendere dolci e teneva con se un piccolo taccuino dove segnava entrate e uscite.

Nel 1953, quando Carlos aveva solo 13 anni di età, il padre morì.

A 15 anni acquistò le prime azioni di una banca  Banamex ( la banca più importante di Città del Messico).

Si Laurea in Ingegneria, Carlos Slim è dotato di una mente matematica fenomenale.

Leggendario il suo intervento dentro un assemblea dove era socio minoritario in cui calcola a memoria, con uno scarto d’errore infinitesimale, tutti i margini prima del profitto.

Io non credo che sia stato il suo talento per i numeri a trasformarlo in un forziere d’oro, perché ne conosciamo tante di persone fenomenali con i numeri, ma non sono fra i 5 uomini più ricchi del Pianeta.

Il suo successo deriva dalla sua mentalità.

Negli anni 60’ comincia a gettare le basi per il suo Gruppo Carso.

Slim è diventato un miliardario durante il 1982 svalutazione della moneta e la crisi economica del Messico, investendo in modo aggressivo e acquistando intere aziende che sarebbero presto recuperate.

“Quando ci sono le crisi e le persone cercano precipitosamente di uscire dal mercato, vendono e svendono, quello è il momento dove io entro in azione”

L’inizio della sua grande fortuna iniziò negli anni 90’ relativamente tardi, aveva 50 anni quando il Messico si trovò ad affrontare  una dura crisi economica-finanziaria che obbligava anche il governo a privatizzare le aziende principali, una fra queste quella che poi diventò Telmex, il campione telefonico nazionale.

Carlos Slim grazie alle sue buone relazioni (anche questa è un attitudine a mio avviso, non un colpo di fortuna) compra Telmex ad un prezzo stracciato.

Telmex gestita malissimo dallo Stato Messicano viene ristruttura, Slim investe in tecnologie, trasformando una rana in una principessa, che produce denaro su denaro e che ha consentito a Slim, negli anni seguenti, di effettuare investimenti in tantissimi altri settori, non solo in Messico ma in tutta l’America Latina.

Una fortuna davvero spropositata se la si confronta con il prodotto intero lordo messicano:           Slim pesa per il 7% sul Pil del Messico.

Per farvi un paragone John D. Rockefeller, un tempo l’uomo più ricco del mondo, nel suo paese non arrivò a 2,5%, altro dato che ci fa capire che le ricchezze continuano ad andare nelle tasche di pochissime persone e la forbice diventa sempre più sproporzionata.

Tanto che il valore dell’impero di Slim è arrivato in certi momenti ad essere quasi la metà della borsa Messicana.

In Messico infatti non c’è un attività economica e commerciale dove non ci si imbatta nelle imprese di Slim.

Dalla telefonia, alle sigarette, dai centri commerciali ai servizi finanziari, dal petrolio ai ricambi d’auto e assicurazioni, dalle panetterie alle ferrovie, dai ristoranti alle televisioni, dagli aerei alla musica.

Sono oltre 200 aziende controllate dall’Ingegnere, (cosi viene chiamato in Messico) tutte diverse fra loro, dove già qualcuno ( come l’economista George W. Grayson) ha coniato con il termine “Slimlandia”.

Praticamente IMPOSSIBILE se sei è Messicani, non essere suoi clienti e contribuire alle sue ricchezze ogni giorno.

Vivi? Cammini? Mangi? Telefoni? Slim ti serve!!!

Ha investito molto nel risanamento del centro storico di Città del Messico ( sarebbe stato stupido da parte sua non farlo, il Messico è suo).

La sua velocità d’azione è una delle sue ossessioni.

“Quando decidiamo qualcosa dobbiamo realizzarla velocemente” è la sua convinzione.

Altra regola della sua gestione in tutti i campi è reinvestire i profitti nelle aziende, secondo Slim fuori da li evaporano velocemente.

Altra strategia di Slimlandia è lavorare tre giorni alla settimana ma andare in pensione più tardi dopo i 70 anni. E’ la ricetta di Carlos Slim che ritiene necessaria una “radicale revisione” della vita lavorativa: lavorare più anni ma tre giorni alla settimana, anche 11 ore. E invece di andare in pensione a 50-60 anni bisognerebbe andarci a 70-75 anni.

“Con tre giorni di lavoro alla settimana avremmo più tempo per rilassarci, per una migliore qualità della vita. Avendo quattro giorni senza lavoro a disposizione sarebbe molto importante per generare nuove attività di intrattenimento e altre modalità per essere occupati” afferma Slim, sottolineando che con tre giorni si creerebbe una forza lavoro più produttiva, riuscendo allo stesso tempo ad affrontare le sfide legate alla longevità. L’istruzione anche andrebbe ripensata e “non dovrebbe essere noiosa ma divertente. Bisognerebbe insegnare non a memorizzare le cose ma a ragionare”.

L’argomento principale di Slim è la lotta alla disoccupazione: lavorando meno si avrebbe un aumento dell’occupazione. Anche perché sostiene: “I servizi pubblici e privati dovrebbero ormai funzionare 24 su 24”.

 

Ma non solo: una riduzione delle ore impiegate a lavorare avrebbe effetti positivi sulle industrie del turismo, dell’intrattenimento e dell’ozio. Le persone avrebbero modo di migliorare la loro vita «dedicando più tempo alla famiglia e ai figli ma anche utilizzando la loro libertà dal lavoro per studiare, per innovare, e per creare».

 

La povertà secondo Slim si combatte soltanto con l’istruzione e  la formazione.

 

L’ esperimento ha avuto un discreto successo: quattro impiegati su dieci (l’ offerta è stata riservata solo ai dipendenti più qualificati) hanno accettato lo scambio.

Slim, confortato dal risultato, oggi rilancia la sua formula per risolvere il problema della disoccupazione giovanile senza sacrificare il patrimonio di esperienze e di cultura del lavoro dei più anziani, oggi sprecato con i pensionamenti precoci, una piaga che colpisce l’ Occidente, Europa in testa.

L’ idea del miliardario messicano, che da anni si posiziona vicino a Warre Buffett e a Bill Gates  a prima vista risulta indigesta: ritirarsi dal mondo del lavoro a 75 anni è una ben magra prospettiva, soprattutto se si guarda al recente passato, alla stagione delle baby pensioni. Ma la cronaca si incarica in questi giorni riavvertirci che il problema esiste. Anzi, incombe sul nostro futuro.

 

 

«Nonostante quel che dicono gli economisti – continua Slim – la produttività è molto aumentata, così che l’ offerta supera la domanda. Per questo è importante che la gente non si ritiri a 50, 60 o 65 anni. Devono andare in pensione più tardi, per non sprecare la loro esperienza. Ma devono lavorare tre soli giorni alla settimana, non di più, questo anche per creare spazio ai giovani».

Mio padre a 65 anni e deve ancora andare in pensione e credo che non sia l’unico Italiano.

Immaginiamo che in tutti questi anni poteva avere 4 giorni alla settimana liberi….da dedicare alla famiglia, alle sue passioni.

Mio padre lo posso prendere a riferimento relativamente, visto che in questo caso la sua più grande passione è il suo lavoro.

Questo però è un modo diverso di vedere le cose, non lavorare fino a 65 anni per avere poi tutto il tempo libero, ma lavorare fino a 70 anni ma il tempo libero averlo già da giovane.

A differenza di altri magnati meno ricchi, non ama però apparire o mettere in mostra la sua fortuna, tanto che l’unica debolezza che si concede sono le opere d’arte. Possiede infatti una serie di capolavori di Renoir e Van Gogh, oltre ad alcune statue di Rodin, mentre il resto lo spende in ricche donazioni di carattere filantropico, con progetti da miliardi di dollari di carattere educativo, culturale ed ecologico.

Il più famoso in tal senso è quello portato avanti dalla Fondazione Grameen-Carsosu un progetto elaborato dal Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che ha come obiettivo il finanziamento di progetti di micro-credito a favore di piccoli imprenditori messicani che magari non trovano accesso al credito bancario.

Va infine ricordato che nei suoi ripetuti tentativi di internazionalizzare il suo gruppo, il magnate messicano ha anche cercato sbocchi nel nostro paese, in particolare nel corso del 2007, quando provò ad entrare in Telecom. Una delle poche sconfitte in una vita piena di trionfi che ha fatto di Carlos Slim Helù non solo uno degli uomini più ricchi del mondo, ma anche un punto di riferimento per chi vuole avere successo nel mondo degli affari.

 

Secondo la classica di Forbes aggiornata al 2019 Carlos Slim ha il monopolio in Messico, si posiziona al 5° posto come uomo più ricco al mondo con 67 miliardi di $ di patrimonio stimato netto.

Cosa possiamo prenderci da una storia del genere?

Oltre al coraggio di investire mentre gli altri vendono?

Oltre ad agire contro corrente?

Oltre alla sue capacità di costruire relazioni?

Di portare soluzioni in un sistema fallimentare?

Rappresentarsi le cose in modo diverso?

Tante di queste domande le affronteremo il 13 ottobre 2019 a Roma, questo è semplicemente un altro pezzo del puzzle.

“Trovarsi nel posto GIUSTO al momento GIUSTO è una SCELTA”