Chiedilo a me se è possibile. La storia vera di Aeham Ahmad, il pianista Siriano.

Sopravvivere dove la vita danza con la morte, riuscire a trovare ed esprimere il proprio talento fino a diventare testimonial di speranza, coraggio e cambiamento in tutto il mondo.

Un viaggio dall’essere profugo fino a ricevere il 1° Premio Beethoven per l’ impegno in favore dei diritti umani in 7 anni di Guerra.

Migliorare il mondo migliorando il proprio di mondo è davvero possibile? Anche in casi estremi dove la vita è precaria in ogni istante?

Aeham dice di sé : “Non mi piace essere una storia”

Questa è la storia di un giovane uomo EGO, nostro contemporaneo, che ha fatto tanto parlare di sé.

Lui non ama rivelare la sua identità, ma preferisce far parlare la sua musica e le sue canzoni ed è per questo che il mondo l’ ha conosciuto come il “pianista tra le macerie” , “il pianista Siriano” e il “pianista di Yarmouk”.

Immaginate un bimbo di 5 anni che sfugge al padre che lo obbliga a suonare il pianoforte, un 16enne profugo di guerra scappato in Germania e un 31enne talento di fama mondiale pluripremiato per la sua musica e per la lotta ai diritti umani.

Lui è Aeham Ahmad, uno dei 18 mila sequestrati della città di Mukhayyam al-Yarmouk, il campo profughi siriano di Yarmouk a Damasco e la sua storia sta facendo il giro del mondo ispirando speranza e coraggio soprattutto fra i giovani.

L’infanzia e l’adolescenza del giovane siriano sono state, sicuramente, molto diverse da quelle dei suoi coetanei nel resto del mondo.

Classe 1988, fin da piccolo ha trascorso le sue giornate a Yarmouk, nei campi profughi con la sua famiglia proprio lì, in quella zona, dove fu il nonno di Aeham a trasferirsi, nel 1948, per sfuggire alla guerra.

All’età di cinque anni, piccolissimo, scopre una vera e propria passione per il mondo della musica. A insegnargli a suonare il pianoforte ci pensa il papà, che vede in Aeham un vero e proprio talento naturale a tal punto da iscriverlo al Conservatorio arabo di Damasco per un decennio di musica classica.

Il padre sapeva che “Chi nasce lì, nasce da rifugiato, senza nessuna cittadinanza, né palestinese, né siriana” e spingeva il figlio ad imparare a suonare il piano.

Al giovane sembrava assurdo dover imparare Mozart, Beethoven, Cajkovskij e dopo anni di ribellione allo strumento, capì che aveva in mano quello che invece avrebbe cambiato la sua vita e quella degli altri, come succede a chi studia medicina o legge.

Reale per tutti, ma per alcuni più reali di altri

Questo tipo di storie di esseri umani in guerra sono così distanti da noi che per quanto macabre e crude ci vengano raccontate dai media e dai TG, rimangono sempre” incelofanate” come “cose” che accadono nel mondo, dalla guerra appunto, agli elefanti in via di estinzione al polo nord che si scongela: reali per tutti, ma per alcuni più reali di altri.

Proviamo ad immaginare lo scenario in cui vive Aeham Ahmad : è un giovane profugo 24enne da poco laureatosi in conservatorio che insegna pianoforte ai giovani del posto e per vivere vende falafel, speziate polpette di legumi tipiche.

Fino al 2012 il campo, come tutta Damasco è rimasto immune alla guerra che iniziava ad infervorare nel resto della Siria, ma da quel mese, i gruppi armati del cosiddetto Esercito siriano libero (Fsa) iniziano ad imperversare nella capitale col fine di distruggere il dittatore Siriano Bashar al Assad.

La Guerra scoppia! Impersevererà per 7 lunghi anni e da lì a breve tutto cambierà drasticamente!

La notte del 16 dicembre Yarmouk cade sotto all’assalto dei gruppi armati di diverse brigate ostili. Il campo si svuota e il giorno seguente oltre 140 mila civili sono già fuggiti. Rimangono in 18 mila, i più poveri, gli anziani, i malati, ora tutti ostaggio di Al Qaeda e dell’Isis.

Yarmouk diventa la testa di ponte per l’attacco a Damasco: un rettangolo di due chilometri quadri, cinto d’assedio lungo tre lati dall’esercito siriano che fa da muro fra il campo e Damasco, col quarto lato aperto verso il quartiere di Hajar, terra di ribelli e jihadisti. All’interno del campo, 14 fazioni palestinesi si dividono fra lealisti e anti-Assad.

Aeham Ahmad afferma che “la guerra invecchia, vede persone morire in modi così tremendi e inumani, che –dice- “avresti solo bisogno di qualcuno che ti cancella i ricordi dalla mente”.

In 18 mila anime ridotte a larve umane sulle rovine di un borgo in cui ora spadroneggiano i jihadisti.
Rimane solo desolazione, tutte le persone care che riempivano le vie col loro gioioso frastuono sono morte o fuggite e la vita nel campo diventa orribile, spesso senza acqua né cibo.

1° insegnamento: La libertà si costruisce dentro te stesso, Aheam Ahmad docet

Dopo due anni di silenzio, lontano dalla musica qualcosa accade dentro Aeham lui stesso racconta:
“All’inizio dell’assedio volevo rinunciare alla musica, restare neutrale nel conflitto siriano. Ma dopo sei mesi, non riuscivo più a contenerla: era più forte di me.

Perciò ho ripreso il mio piano, l’ho fissato sul carretto dello zio ortolano, e ho cominciato a trasportarlo prima fra i quartieri più deprimenti poi attraverso un rimorchio o un pick-up in sempre più strade e piazze pubbliche per ridare speranza

Sembra assurdo ma nonostante la fame e l’assedio durante i quali in 3 anni la popolazione è stata decimata da 150.000 a 16.000 anime Aeham Ahmad ha continuato a suonare il piano.

Ha nutrito il suo EGO con la sua migliore amica, la musica portando speranza, unione e felicità e denunciando la situazione della gente del posto.

Con le sue dita lunghe, magre, intirizzite dal freddo, il pianista di Yarmouk suona per i bambinelli e i ragazzi che gli stanno intorno, i corpi di stracci, denutriti, di chi per lungo tempo ha resistito nutrendosi di lenticchie, ravanelli, mangime per bestiame, erba, finché, esauriti anche quelli, s’è cibato di cani, ha spellato gatti, ha stanato topi per ricavare anche da questi un immondo pasto.

Anemia, rachitismo e fame hanno fatto circa 200 morti. “Promesse, promesse, promesse! Mentre la nostra gente muore”, cantano, anzi gridano i giovani attorno al piano mentre la sirena di un’ambulanza li assorda.

Yarmouk è diventato famoso prendendosi la libertà di suonare in un luogo dove la musica era proibita e non solo quella:

“quello era il mio scopo, non era pericoloso suonare, era la vita comunque a essere pericolosa lì”.

Se fossimo capitati in quel girone infernale che è il campo di Yarmouk appena 5 anni fa, nell’aria avremmo sentito volare le note di Beethoven. In qualche angolo, fra i cumuli di calcinacci, avremmo sentito Aeham che sfida il demone della morte, picchiando sui tasti d’ebano e d’avorio del pianoforte.

La sua storia parte dal suo talento e diventa da subito una contemporanea Leggenda

Il suo nome per esteso è Aeham Ahmad, ma tutti insistono nel chiamarlo il Leggendario Pianista di Yarmouk, alle porte di Damasco.

Ogni giorno che il cielo è bello, cioè nelle pause della pioggia battente che da due anni scarica su Yarmouk missili, bombe e proiettili, lui esce di casa – o quel che resta delle stanze sbrecciate dai colpi – tira fuori il carretto dello zio fruttivendolo, carica il piano e va a suonare, testardo, per riportare l’eco della vita alla perduta gente fra torri vuote e annerite a perdita d’occhio.

I video di queste esibizioni, spesso con i bambini come pubblico, sono stati condivisi sui social network e la sua storia è iniziata a girare a livello internazionale.

Poi nella primavera del 2015 nel giorno del suo compleanno, durante un controllo il suo pianoforte è stato bruciato dai jihadisti , davanti ai suoi occhi!

Lì, la musica occidentale è considerato peccato mortale. Lui dice:

“nessun rifugiato decide di scappare, sei forzato ad andare via”

Lascia la sua amata e martoriata Siria: parte così per la Germania in cui arriva dopo aver attraversato Turchia, Grecia, Serbia, Croazia, Austria e da quel momento, la vita dell’appena 27enne Aeham cambia nuovamente, e ancora inaspettatamente.

Dalle città tedesche al mondo, il messaggio di Aeham inizia a viaggiare.

Il suo viso rovinato dalle esplosioni, così come la sua mano destra, rimasta senza un dito per una scheggia di granata, accompagnano la sua musica e la sua musica accompagna la sua storia e quella di milioni di persone senza voce.

Mentre la situazione politica e civile in Siria peggiora, Aeham Ahmad e il suo pianoforte diventano simbolo di libertà e la libertà porta con se la speranza. I suoi video, che fanno il giro del mondo grazie ad internet, diventano virali e ricordano (o almeno provano a ricordare) al mondo che i campi profughi e le guerre non sono solo immagini trasmesse dalle Tv, esistono davvero!

E così quel giovane che qualche mese prima se ne stava seduto alla tastiera, le brache troppo larghe di chi è sciupato dalla fame, il maglioncino appeso a due spalle magre come stampelle e il sorriso serio sotto lo sguardo arrabbiato, oggi è simbolo di fiducia e coraggio.

“Attraverso la musica cerco di lanciare un messaggio di libertà”.

Nasce così la Storia già leggenda di Aeham il pianista di Yarmouk: “Suono la mia musica per regalare speranza e provo a dare conforto ai sopravvissuti con le note di Qui c’è solo desolazione, dovevo nutrire il mio spirito. Uso la musica contro la guerra” (👈Clicca  e guardalo in azione!)

Testimonial di speranza e coraggio

In Germania inizia a fare concerti e ad attrarre sempre più persone.

E’ il primo artista a ricevere il Premio Beethoven per l’ impegno in favore dei diritti umani ( 2015).

Sempre nel 2015 fa la sua prima grandiosa apparizione a Wiesbaden con un primo concerto per rifugiati e volontari a Monaco nell’ottobre 2015 davanti a 65 mila persone:

“con i soldi dei concerti sono riuscito a portare con me mia moglie e i bambini, i miei genitori. E ancora una volta la musica mi ha aiutato”.

Nell’Agosto del 2016 esce il suo primo album, Music for Hope (musica per la Speranza), composto da 18 tracce che raccontano il dramma della Guerra Siriana, in cui fonde lo stile classico Occidentale con i versi e le melodie del canto arabo. Lo dedica al popolo, che vuole vivere libero ma non ha alcuna voce.

Nel 2017 vince il Premio Creole-Global Lusic insieme all’Edgar Knecht Trio – Edgar Knecht (pianoforte), Rolf Denecke (contrabbasso) e Tobias Schulte (batteria) con cui ha sviluppato l’album del 2017 Keys to Friendship, in cui interpretano canzoni popolari tedesche e arabe in arrangiamenti jazz.

Oltre ad aver incontrato in Germania Angela Merkel, i media internazionali da anni fanno a gara per intervistarlo. Ha scritto il suo secondo album e lavorato alla sua autobiografia. Dopo un concerto tenuto nella Capitale, durante la tournée italiana racconta:

“Un pomeriggio ero con il mio insegnante di musica, a Damasco. Suonavamo e bevevamo çay. Mi chiese di raccontargli un mio sogno, gli risposi che un giorno mi sarebbe piaciuto tenere un concerto a Roma.

Lui mi rispose che la vita cambia, che anche la mia vita poteva cambiare e che, se un giorno fossi andato a Roma, gli avrei dovuto mandare una foto. Ieri ho chiamato il mio insegnante e gli ho detto che oggi avrei suonato all’Auditorium di Roma. Mi ha detto che è orgoglioso di me, mi ha chiesto se mi ricordavo di quel pomeriggio lontano e di mandargli una foto”.

Quando lo si ascolta suonare e cantare, si coglie la sensazione di precarietà, di minaccia e terrore, le dita esplodono sui tasti simulando bombe nemiche e accarezzano la tastiera per tradurre quella realtà, mentre la sua voce urla al mondo per raggiungere le persone che sono ancora lì, senza acqua, elettricità né cibo e mandare un messaggio:

“la vita cambia, come la mia anche la vostra può cambiare. Anche nel nostro mondo può tornare la pace e un futuro migliore”

Impara da Te

Questa è la storia attuale di Aeham Ahmad, nato libero in un campo profughi, rimasto libero nel suo EGO durante l’oppressione esterna, e artista pluripremiato libero di suonare la sua musica di pace e speranza.

Grazie per averci spiegato con la tua vita, come la libertà, il coraggio e la fede in se stessi siano le stampelle su cui poterci sempre poggiare, la spinta per ripartire e il terreno fertile su cui costruire!

  • Cosa puoi imparare di te attraverso la storia di questo giovanissimo ma leggendario uomo EGO?
  • In quali momenti della tua Vita hai chiuso le porte esterne e ascoltato il tuo Ego?
  • In momenti di forte crisi come hai superato gli ostacoli che avevi davanti?
  • Che tipo di talento o forza creativa hai dovuto liberare per ribaltare o migliorare una situazione?
  • Le persone vicino a te come ne hanno beneficiato delle tue scelte?

Si legge Egosostenibilità e si traduce in sostieni e supporta il tuo IO.

In un mondo che ci vuole sempre più isolati e sconnessi con i nostri talenti e le nostre potenzialità e che ci spinge sempre più a connetterci ed omologarci con qualcuno o qualcosa esterno a noi, esistono migliaia di uomini e donne che lottano per rimanere aggrappati al proprio Ego, ai propri sogni e alla propria capacità di immaginare un futuro migliore.

Noi li stiamo scovando, cercando e riunendo perché possiedono la chiave per rispondere alla Vita, con più Vita!

Loro sono i Sognatori, quei vincitori che non si arrendono perché sentono che “arrendersi non è un’opzione”!

E’ nata la Community Egosostenibile, l’isola che non c’è che invece c’è, unisciti ai N.A.S., i Nuovi Amici Sognatori.